Ritorno a Firenze: Un Amore Ritrovato

“La porti un bacione a Firenze,
Che ll’è la mia città
Ma in cuor l’ho sempre qui…”

Così cantava Odoardo Spadaro. Anche se la versione che ho conosciuto per prima è stata quella di Riccardo Marasco (stornellatore irriverente, tanto caro a noi Fiorentini).

Il mio rapporto con Firenze è una struggente ballata che porta in musica un rapporto di odio e di amore. E’ la mia città, certo. Ma per tanti anni, l’ho percepita vecchia, oppressiva. Arrogante, a volte. Sentivo le sue strade stringersi attorno a me, come tentacoli striscianti desiderosi di legarmi i polsi, di impedire alle mie caviglie di muovere un passo. Passo che mi avrebbe potuta portare lontano, altrove. In altri paesi, in altre città. Verso nuovi stornelli, in contro a nuove arie.

Alla fine ci sono riuscita. Ad andarmene, dico. A frapporre una distanza. Del cuore e di chilometri fisici. Me ne sono scappata con la presunzione di chi pensava di “fargliela pagare”, di farle vedere quanto sarei stata meglio. Quanto sarei sbocciata, una volta lasciate le mie colline del Chianti alle spalle. Arrogante io, questa volta.

Sono partita senza un saluto, senza riempirmi lo sguardo della iconica veduta della città dalle sponde dell’Arno. Me la sono strappata dal petto, quella immagine. Stanca di “sciacquare i miei panni” nelle acque limacciose di un fiume inaffidabile e a volte inarrestabile,

300 km. Solo 300 chilometri. Ma almeno 300 chilometri. Approdata nella Milano da vivere, nella Milano da bere. Nella metropoli italiana per eccellenza. Per anni l’ho vissuta, l’ho indossata, Milano. Un abito perfettamente adattabile al mio corpo. Sentivo la frenesia di una città sempre in fermento scorrermi lungo la schiena. Mi beavo di quell’energia contagiosa, patinata come le copertine delle migliori riviste di gossip. Presto trascinata nel vortice della “movida”, paillettes e aperitivi. Avevo forse trovato la mia dimensione?

Ho iniziato a tornare “giù”, a Firenze, per brevi visite di cortesia e impegni famigliari. Weekend trascorsi più in auto per autostrade che calpestando le pietre del centro storico. E’ così che il nostro rapporto ha cominciato a ricucirsi: una figlia scapestrata che tornava a casa da una madre pronta ad accoglierla.

Ogni ritorno portava con sé un dettaglio, una tessera preziosa di un mosaico che ancora non capivo come ricomporre: il cielo ha iniziato a vestirsi di un blu più intenso in prossimità della mia città; il paesaggio che mi accompagnava attraverso il finestrino acquisiva nitidezza. Timidi sorrisi increspavano le mie labbra nel riconoscere tetti, ponti e deviazioni.

Mi è capitato di trasformarmi in guida turistica in questi anni, per amici felici di poter scoprire la città dei Medici in compagnia di qualcuno “locale”. In occasione di una di queste visite, con un biglietto di quelli cumulativi in tasca, ho colto io stessa l’occasione per esplorare il Museo dell’Opera del Duomo.

Ed è là, sulla Terrazza brunelleschiana del terzo piano che il mio amore per Firenze è riaffiorato con potenza. Là, di fronte a quella Cupola che sembra tanto vicina da poter essere toccata, da poter essere abbracciata, mi sono commossa con il cuore colmo di orgoglio per le mie origini toscane.

Per questo, dedico a Firenze il primo articolo di questo blog in divenire: desidero parlare di viaggi, di mete esotiche, di destinazioni poco battute, di Paesi vicini e lontani. Ma i viaggi sono anche quelli del cuore, ogni passo un battito. E’ grazie al mio ritrovato amore per le mie origini, al mio rispetto per le mie radici, che posso apprezzare maggiormente ogni nuova partenza.

Pubblicato da l4ggi

Fiorentina, anzi, Chiantigiana di nascita. Ho sempre avuto il desiderio di cacciare la mia vita dentro ad una valigia per scoprire il Mondo. Amo viaggiare, scoprire, conoscere, scrivere, imparare.... Sogno un libro con il mio nome di autrice stampato sulla copertina

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